Storia della Commodore


All'inizio degli anni 60, lo statunitense Jack Tramiel seguì il successo delle nuove "macchine aggiunte" da scrivania che stavano iniziando ad affacciarsi sul mercato ed iniziò così, supportato dalle richieste dei suoi clienti, la costruzione di queste macchine. Questa operazione azzardata gli riuscì piuttosto bene e così formò la sua nuova compagnia nel 1962, con il nome di "Commodore Business Machine, Canada."
La Commodore ebbe subito dei problemi legali dai quali si salvò per il rotto della cuffia, comunque gli affari continuavano ad andare male, così Jack decise di andare in Giappone per vedere quello che faceva la concorrenza e trovò una cosa piuttosto interessante: il Giappone era assediato da una piccola apparecchiatura elegante, la calcolatrice elettronica. Tramiel tornò e spostò la compagnia verso queste nuove apparecchiature e gli affari tornarono a prosperare.
Sebbene la Commodore creò la prima calcolatrice elettronica americana, compagnie come la Texas Instruments e Sinclair iniziarono la creazione di unità più veloci, convenienti, ed in quantità maggiore. Intorno al 1976, la Commodore acquistò un certo numero di piccole compagnie d'elettronica, che diedero alla Commodore una decisiva chiave d'accesso verso nuove tecnologie. Di conseguenza, la Commodore decise di dedicarsi alla costruzione di desktop computer (in quei tempi i computer erano dei costosi hobby per ragazzini ricchi). Nacque così il PET, che debuttò nel 1977.

Il Commodore PET, progettato da Chuck Peddle, uscì in commercio nello stesso stesso periodo dell'Apple II; era un sistema completo chiuso, con case, tastiera, monitor e lettore di cassette a nastro incorporati.
Sfortunatamente, è stato oscurato dal più popolare Apple (così come dal Tandy TRS-80), e non raggiunse mai un grosso successo, benchè fosse stato rifatto in diversi stili (con diversa tastiera & forme). Le basse vendite del PET furono dimenticate presto, grazie al successo del Commodore VIC-20 nel 1981.

Una cosa per cui infatti la Commodore sarà ricordata a lungo, è quella che Tramiel guidò i suoi ingegneri nel realizzare computers che in quei tempi nessuno poteva permettersi di sviluppare.
Il VIC-20 era nient'altro che una tastiera e una motherboard collegabile ad una televisione domestica (come le attuali console), ed aveva 5Kb di memoria. Era conveniente (300 dollari), un prodotto di massa aiutato dal fatto che la gente cominciò a comprendere la versatilità degli home computers, e dal fatto che l'utente poteva realizzare il proprio software da solo. Il VIC fu venduto veramente bene ma aveva una potenza limitata; Gli utenti chiesero a grande voce di più e così fu rilasciato il Commodore 64, nel 1982.
In quei periodi la Commodore fece veramente un grosso colpo: in soli due anni dopo il rilascio infatti infranse tutti i record, e fino ad oggi il C64 è stato il computer più venduto nella storia. Fisicamente assomiglia al VIC-20: un case con inclusa la tastiera di color marrone (invece del colore crema del VIC). Comunque, il 64 aveva una risoluzione più alta, più colori, ed una impressionante capacità di memoria, ben 64Kb, oltre al chip sonoro SID (il primo chip sonoro installato in un personal computer).
Il tempo passò e la Commodore rilasciò delle versioni potenziate del C64. Il suo fratello maggiore a 8-bit fu il Commodore 128, con un nuovo case ridisegnato (bianco, con tastiera inclinata) e 128Kb di memoria. Sfortunatamente, i 128Kb di memoria erano utilizzabili dal computer solamente in "modo nativo" e quindi non compatibili con il software realizzato per il C64. Il 128 incorporava però la "modalità 64" utilizzabile tenendo premuto un tasto durante l'accensione, in modo da poter usare il software del C64. Il 128, sfortunatamente, non ebbe vendite enormi, fatto dovuto a due motivi: primo, c'erano pochi programmi scritti appositamente per sfruttare la modalità nativa 128, e secondo.... i computer a 8-bit erano in fase di declino, per far posto ai nuovi sistemi a 16-bit come il Macintosh della Apple, l'Atari ST, i PC IBM e soprattutto il Commodore Amiga.

Nel 1984, Jack Tramiel abbandonò la compagnia, improvvisamente e senza preavviso. La gestione e proprietà della Commodore rimasero in mano a Irving Gould il quale non era un manager accorto come Tramiel; nonostante questo gli affari della Commodore Business Machines erano in rialzo. Lo stesso anno che Tramiel se ne andò, la compagnia introdusse un computer nuovo, il 16-bit Amiga 1000: era una macchina che incuteva un timore riverenziale, completamente progettata per enfatizzare la grafica e il suono, eccellendo in entrambi i campi. Il nuovo sistema operativo lavorava in multitasking reale. Aveva una tavolozza di 4.096 colori e un sintetizzatore vocale incorporato; poteva eseguire più programmi contemporaneamente in 256Kb di memoria (lo standard), cosa che altri sistemi non potevano fare con ben 1 megabyte!
Amiga non è compatibile coi vecchi sistemi Commodore. Usa il microprocessore Motorola della serie 680xx (lo stesso del Macintosh e Atari ST). Dopo il rilascio dell'Amiga 1000, la Commodore creò il 2000 ed il 500. Il 2000 era molto espandibile, grazie ai vari slot di espansione, ed aveva più memoria (1-2 Mb). Il 500 era una compatta versione "tastiera" del 2000. Ogni volta che il microprocessore Motorola veniva aggiornato, sembrava che la Commodore rilasciasse un nuovo modello di Amiga. Le versioni che seguirono furono il 500 e 600, ed il molto più avanzato 3000 nel 1991 (68030 16 o 25 MHz). Intorno al 1993, la Commodore rilasciò il suo modello più avanzato dell'Amiga, il 4000. Aveva un nuovo chipset grafico, che permise risoluzioni molto più alte e con maggior profondità di colore. Il 4000 è molto espandibile e può usare gli stessi hard-disk dei PC (IDE).

L'Amiga fu così avanti tecnologicamente nei suoi tempi che quasi nessuno, incluso il reparto marketing della Commodore, poteva immaginare quanto esso potesse essere versatile. Oggi è indiscutibile che l'Amiga fu il primo computer multimediale e multitasking mai realizzato, ma allora fu considerato come una banale macchina per videogiochi, questo perchè poche persone capivano l'importanza di una grafica avanzata, suono e video. Nove anni più tardi, molti costruttori ancora si impegnavano a fondo cercando di realizzare sistemi in grado di fare quello che nel 1985 Amiga già faceva.
Nei tempi in cui gli utenti PC lavoravano in modalità video EGA a 16 colori, l'Amiga poteva visualizzare 4096 colori ed aveva chips proprietari per l'accelerazione grafica. Aveva anche un'uscita video per TV e videoregistratori incorporata, cosa che ancora in molti computers attuali è opzionale e comporta quindi una consistente spesa aggiuntiva. Erano disponibili anche quattro voci, suono stereofonico campionato e fu il primo computer con sintesi vocale e conversione da testo-a-parlato incorporati. L'Amiga è ancora il solo sistema in grado di visualizzare schermi multipli a diverse risoluzioni su un singolo monitor.

L'Amiga fu dunque di gran lunga la migliore macchina multimediale sul mercato; sfortunatamente, fin dal 1984-85, la Commodore aveva un grosso problema di marketing. L'Amiga era molto popolare con un numero piccolo di utenti dedicati, e con l'industria del divertimento (primariamente dovuto alla sua capacità grafica). Ma la limitata base di utenti non era sufficiente per aiutare la compagnia a recuperare i suoi problemi di cattiva amministrazione e pubblicità. Comunque la Commodore rilasciò due sistemi consolle per videogiochi domestici, il CDTV e CD32 (in competizione con Sega CD e 3DO); la maggior parte della gente non sentì mai nominare queste unità. La Commodore iniziò la sospensione dell'attività nel 1993, per chiudere definitivamente nel maggio del 1994.
Sebbene la Commodore non fosse più in affari, venne prontamente acquistata. Nel 1994, la Compagnia tedesca di computer Escom AG comprò la Commodore & Amiga Technologies. Sfortunatamente, neanche due anni più tardi, la Escom fallì ed Amiga si trovò di nuovo bloccato in un limbo. Recentemente la situazione si è mossa grazie all'Amiga Technologies, che ha rilasciato la serie di Amiga di nuova generazione denominati Amiga One, la cui diffusione e pubblicità sono purtroppo ad oggi limitate.

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